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Ester Grossi

(di Michele Bacci)

Sapevo che Ester sarebbe stata perfetta per concepire la tela di Dantemotivo. Il suo stile l'ho adorato fin dal primo sguardo, nella sua essenzialità geometrica e cromatica, a piani e livelli, a volte architettonico. Perche' volevo scollegarmi dal periodo storico di Dante ed evidenziare l'attuale epoca di Dantemotivo, ed Ester è eccezionalmente moderna e non convenzionale.

Così, in un pomeriggio in Piazza de' Celestini a Bologna, le espongo la mia idea, cercando di consolidare i concetti essenziali di sintetisi: la tela doveva essere un'unica rappresentazione geometrica della "spirale antioraria" dell'inferno, ma allo stesso tempo suddivisibile cromaticamente in quattro quadranti, ciascuno rappresentativo di un volume di Dantemotivo.

Per Altoinferno, il quadrante in alto a sinistra, una tonalità color fango (verde/marrone), che riconducesse; appunto al fango e alla terra, così come “la selva oscura”, o la melma in cui si trovano immersi gli iracondi, o la pioggia e la grandine che cade sui golosi, o ancora la “bufera infernal” che trascina i lussuriosi. L'elemento è quindi il “fango”, direttamente derivato dalla terra, che configura Altoinferno anche come lo strato più superficiale degli inferi. Per Dite, il quadrante in basso a sinistra, grande risalto all'elemento fuoco e alle sue lingue che invadono la città, quindi il rosso, a ricordare non solo le fiamme degli eretici e il deserto infuocato dei bestemmiatori, bensì anche il sangue bollente del fiume Flegetonte. Per Malebolge, il quadrante in basso a destra, l’ambientazione è cupa. Sempre di più regna l’oscurità. La tonalità è quindi grigio/nerastra, come le “pietre ferrigne”, come lo sterco degli adulatori e come la pece che avvolge i barattieri. Tra la fittissima tenebra, ancora fiamme, come quelle di Ulisse del canto XXVI e di Guido da Montefeltro del canto XXVII, da ciò è possibile immaginare che il rosso che prevale nel quadrante precedente possa sconfinare in questo. Infine per Cocito, il quadrante in alto a destra, si passa dall'oscurità del Pozzo dei Giganti, alla landa di ghiaccio, dove i dannati sono completamente o in parte conficcati, pertanto una colorazione tendente all’azzurro biancastro, anche se in parte oscuro e torbido, e strutture geometriche come cristalli di ghiaccio.

Mi sembrava di averle detto troppo, ma Ester sorrideva ancora.

Di Ester è bello il suo sapere ascoltare e chiedere, che sembra anche chiedere a sè stessa, poi cambiare apparentemente discorso, ma in realtà senza perdere il filo, cercare attinenze e girare intorno all'argomento come un regista fa sulla scena, poi ascoltare ancora e chiedere nuovamente, e soprattutto infine cogliere l'essenziale. Le sue prime esplorazioni mi hanno ammaliato, erano davvero il concetto, il colore e la forma di Dantemotivo.

Per maggiori informazioni su Ester, consulta il suo sito www.estergrossi.com.

 

 

 

 

 

Irene Calamosca

(di Irene)

Vivo il lavoro di trascrizione come un avvincente percorso che permette di addentrarsi in maniera concreta e profonda nell'opera, nella poetica, nell'estetica di un autore, traducendone le intenzioni in gesti musicali, in scelte orchestrali e timbriche, studiandone le caratteristiche e i più fini dettagli, per riportare ogni singolo passaggio con fedeltà e aderenza. E' una arricchente e interessante via per penetrare nel pensiero di un autore. La strada che sto percorrendo nella trascrizione di Dantemotivo mi colpisce doppiamente: come compositrice e come letterata, per la ricerca costante da parte di Michele di una sonorità, di un ambiente timbrico, di un panorama melodico e armonico atto ad accompagnare, racchiudere, commentare, descrivere l'opera immortale del Sommo Poeta.

 

 

 

Francesca Perilli

voce di "Francesca" nel Canto V.

 

 

 

Studio Mioli

realizzazione della grafica del cofanetto e fotografia

 

(di Barbara e Marco)

Immagini oscure, espressioni profonde…

L’inverno, l’atmosfera magica della notte e le inquadrature taglienti sono stati i punti di forza di questo “viaggio” .

Ritratti nel buio circondati dal silenzio irreale della campagna, racchiusi nella nebbia leggera dei respiri e sospesi in un luogo infinito; i volti emergono prepotenti con inquietanti espressioni, smorfie e ghigni. Volti forti, decisi, carichi di pathos, quasi a voler divorare con gli occhi chi sofferma su di loro lo sguardo. Luci ed ombre che si combattono la scena, cercando di dominare con crudeltà l’inquadratura.

Risucchiati in quell’enorme crogiolo di ispirazione che è l’Inferno de “La Divina Commedia” le immagini sono nate prepotenti, senza dubbi di costruzione, affermandosi sul monitor con la propria forza, legate da un filo diretto a quell’incubo fantastico che mette in scena il Sommo Poeta. La scelta di virare parte delle foto ha permesso di creare tridimensionalità nei volti e inserire una sorta di “aura malsana” (i verdi e i marroni desaturati), il mefitico influsso di un luogo senza ritorno.

Il nostro viaggio è stato davvero carico di emozione, ogni scatto, ogni scelta ha avvicinato la nostra strada a quel cammino impervio affrontato da Dante.