Dante Motivo

la musica

La sinfonica era doverosa, evocativa delle Colonne Sonore, alle cui dinamiche incalzanti mi sono fortemente ispirato. Versatile, intensa e dall'ampio spettro timbrico. Così come ampia e intensa è la Commedia, con diffusi riferimenti storici, mitologici, politici, teologici, filosofici e tanto altro. Ed è eccezionale come Dante, benché vincolato ad una struttura rigida quale la terzina di endecasillabi a rima incatenata, sia riuscito a rendere i versi e la narrazione così fluidi e discorsivi.

 

Con la stessa ambizione ricercavo una composizione scorrevole e coerente. Da una parte potevo contare sulle letture di Alessandro, indispensabili per l'aspetto interpretativo di dinamica e ritmo; ma sul versante narrativo, era imprescindibile la coerenza ai contenuti. Ciò significava vestire musicalmente i personaggi, i luoghi e le atmosfere, con un'attenzione sartoriale. Ho creato così i miei "ago e filo", definendo le "essenze": meccanismi stilistici ricorrenti e allusivi a concetti ed immagini, senza alcuna dipendenza diretta dall'armonia, bensì riproducibili in qualsiasi tonalità e tempo, e quindi anche all'interno dei leitmotiv che ho sviluppato, intesi nell'accezione classica di alter ego di personaggi e concetti.

 

Essenza della Morte. In concomitanza alla parola "morte" vi è sempre l'utilizzo di un forte colpo di timpano o di grancassa, all'unisono con una o più note gravi di tube o corni: il primo evidenzia la durezza e l'impatto del significato, mentre i secondi richiamano la vibrazione della "r", che conferisce profondità alla parola. La Morte è un concetto onnipresente nella Commedia, che assume nella Cantica dell'Inferno il significato di dolore e di penitenza, come nel primo caso in cui viene citata: "Tant'é amara che poco è più morte" (Inf. I, v. 7).

 

Essenza del Narratore. Ogni qual volta sia esplicito l'intervento di Dante come narratore, spesso attraverso l'uso delle similitudini, compaiono le "chimes", strumenti idiofoni formati da sottili tubi metallici, che emettono un suono paragonabile a "fruscio di campanelle". Nelle similitudini le chimes compaiono sia sul primo termine di paragone (protasi), sia sul secondo (apodosi). In qualche modo ho tratto spunto dalla scelta che Steven Spielberg adotta in "Salvate il Soldato Ryan", quando trasforma il Capitano Miller in spettatore, attribuendogli momenti di perdita di lucidità, rallentando la scena ed ovattando il sonoro realistico.

 

Essenza di Dio. E' l'utilizzo di parti corali ogni qual volta vi siano interventi divini o prolungati riferimenti a Dio, a Cristo, alla Trinità o al Regno dei Cieli. Le parti corali forniscono un'impronta più aulica e solenne alla melodia, talvolta riprendendo il tema del brano in cui sono inserite. Il loro uso esclusivo e raro vuole sottolineare il contrasto tra il Regno dei Cieli e gli Inferi, come uno squarcio di luce nelle tenebre. Un'importante Essenza di Dio la si trova nell'intervento del Messo Celeste del canto IX.

 

Essenza di Minosse. Nel Canto V Dante descrive la figura mitologica di Minosse, il Giudice infernale, che ha il compito di ascoltare i peccati dei dannati e di assegnare il Cerchio di destinazione, in base ai giri compiuti dalla sua coda: "essamina le colpe ne l'intrata; giudica e manda secondo ch'avvinghia." (Inf. V, vv. 5-6). Questa facoltà numerologica è spesso ricondotta anche nella musica, attraverso la metrica del brano, coerentemente al cerchio che il canto descrive. Ma l'Essenza di Minosse viene adottata in senso più ampio, ovvero ogni qual volta vi sia un qualsiasi riferimento numerico rilevante. Così il terzo cerchio, descritto nel canto VI, a guardia del quale si trova Cerbero, il cane a tre teste, ha una suddivisione ritmica in 3/4; oppure il Tema dei Ponti, concepito per "Malebolge", è un tema in 10/8, come dieci è il numero dei ponti e delle bolge concentriche.

 

Essenza del Cammino. Nonostante la cantica dell'Inferno sia composta da 34 differenti Canti, ciascuno di essi racconta episodi concatenati e facenti parte di un unico cammino. Ciascun brano musicale ritrae un canto, e deve concludersi in maniera coerente ed attinente con l'inizio del successivo, come si trattasse di un'unica composizione, ad esempio utilizzando i medesimi accordi, o la stessa tonalità, oppure creando richiami ritmici o melodici.

 

Essenza dell'Attore. Inizialmente era "Essenza del Gassman", ma subito rinominata con l'arrivo di Alessandro Zurla alla voce. Si tratta probabilmente dell'Essenza più espressiva e significativa che, considerata congiuntamente agli stessi versi di Dante, costituisce la genesi delle atmosfere musicali, del ritmo e delle dinamiche, tanto da poter quasi immaginare l'intera composizione come un'unica Essenza dell'Attore. In realtà vi sono occasioni in cui l'interpretazione dell'attore ha enormemente ispirato l'armonia o la ritmica. L'intonazione della prosa, casualmente o in modo ricercato, è risultata talvolta perfettamente intonata agli accordi che stavo utilizzando. Il primo caso è quello del verso: "ch'i fui per ritornar più volte volto" (Inf. I, v. 36), le parole "per ritornar" dell'interpretazione di Gassman, hanno dato spunto al tema di flauto traverso. In altri casi è possibile notare come i timpani seguano lo scandire di alcune sillabe, oppure come il ritmo subisca variazioni o anticipi, per marcare la recitazione. Un altro fattore riconducibile ad Essenza dell'Attore è dovuto alla breve sigla musicale che anticipa le letture nell'audio originale di Gassman, la cui voce è talvolta sovrastata e inquinata da quella melodia. Ciò accade nelle introduzioni dei Canti II, IV e V, per le quali ho dovuto mascherare la sigla, utilizzando i medesimi tonalità e accordi.

 

Essenza della Natura. In alcuni casi Dante descrive rumori o cita eventi naturali: terremoti, tuoni e vento, come nel verso: "Ruppemi l'alto sonno nella testa un greve truono, sì ch'io mi riscossi" (Inf. IV, vv. 1-2), oppure: "come la rena quando turbo spira" (Inf. III, v. 30), o ancora: "Finito questo la buia campagna tremò sì forte che de lo spavento la mente di sudore ancor mi bagna" (Inf. III, vv. 130-133), o il ronzio d'insetti: "erano ignudi e stimolati molto da mosconi e da vespe ch'eran ivi" (Inf. III, vv. 65-66), o di svenimenti e cadute a terra: "e caddi come l'uom cui sonno piglia" (Inf. III, v. 136). In tutti questi casi ho utilizzato strumenti e arrangiamenti per imitare e ricordare quei rumori naturali. Molto interessanti le Essenze della Natura utilizzate per riprodurre il sibilo del serpente a sonagli in occasione delle "Tre Furie" del canto IX, oppure lo studio ritmico di trotto e galoppo per la ritmica degli zoccoli dei Centauri del canto XII.

 

Essenza della Discesa. Si tratta dell'utilizzo di scale discendenti, quando la narrazione dichiara apertamento uno scoscindimento, un baratro o l'affronto di una discesa.

 

Essenza del Fuoco. Concepita da "Dite" in avanti, è l'utilizzo di glissati di fiati per evocare le lingue di fuoco, la calura o il bollore delle acque.

 

Tema di Virgilio. Virgilio è, dopo Dante, il personaggio più importante della cantica dell'Inferno, intervenendo in ogni canto. Il tema musicale di Virgilio non compare tutte le volte in cui il Poeta è presente, ma solo quando ne diventa protagonista. Ciò accade la prima volta nel canto I, quando si presenta a Dante nella selva oscura, a partire dalle parole: "non omo, omo già fui" (Inf. I, v. 67). Successivamente, è dato grande spazio al tema nel canto IV, che descrive il primo cerchio, ovvero la dimora infernale di Virgilio, dove sono racchiusi i non battezzati e i non cristiani.

 

Tema dell'Acqua. L'acqua è un elemento che si trova in punti ben definiti dell'Inferno: il fiume Acheronte, la palude Stige, il fiume Flegentonte e il ghiacciato lago Cocito, più altri accenni ad acque terrestri. La sua vitalità sembra in netto contrasto con il contesto di morte e sofferenza della cantica. Il tema è incentrato su un arpeggio, spesso di pianoforte, a simulare l'ondeggiare del fluido, talvolta denso e melmoso, con un mascherato tintinnio di gocce dai riflessi torbidi o cristallini.

 

Tema della Porta. La Porta Infernale è immaginata come entità, più vicina ad un personaggio che ad un oggetto, divina per concezione e demoniaca per collocazione, con tanto di voce grave e potente. Questa allegoria scaturisce dall'effige sulla porta, scritta in prima persona: "Per me si va nella città dolente" (Inf. III, v. 1). Il tema, oltre che nel Canto III, compare, anche in altre occasioni in cui vi è un riferimento a questa porta.

 

Tema dei Ponti. E' un tema molto ritmico in 10/8 concepito per Malebolge, che fa da sfondo ai momenti di passaggio sui ponti che sovrastano le bolge. Il 10/8 è scelto perchè dieci è il numero di ponti e di bolge presenti all'VIII cerchio. La sua ritmica ha un andamento in accelerando: nella prima parte sono scanditi gli ottavi, nella parte centrale le terzine di ottavi e in quella finale i sedicesimi, rappresentando la concentricità delle bolge e il vortice verso il centro.

 

Cenno ad altri temi: il Tema della Selva ripreso anche nel bosco dei suicidi, Tema di Beatrice, il Tema dei Fiorentini Illustri, che compare ad ogni presentazione di un peccatore concittadino di Dante, il Tema della Bufera, evocativo della terribile tempesta che trasporta i lussuriosi, ma anche dell'arrivo impetuoso del Messo Celeste (Inf. IX), il Tema di Ciacco, immaginato grasso, goffo e colpito dalla pioggia, il Tema di Dite, il Tema degli Eretici (o di Farinata), il Tema del Gigante per Capaneo, il Tema dei Centauri, il Tema dei Malebranche, e moltissimi altri.

 

 

Aver concepito meccanismi stilistici e leitmotiv, ha contribuito nel corso della composizione a rendermi il lavoro più semplice, poichè non di rado mi è capitato di dover arrangiare un componimento già esistente, oneroso, ma non quanto dover ricreare tutto dal nulla. Ciò è stato molto stimolante e mi ha concesso di approfondire lo studio sugli arrangiamenti, benchè il rischio fosse di perdere per strada connotazioni già eseguite.

 Indietro Avanti